Vacanze irpine, in due parole: doppio mento.

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29 dicembre, 2014

Sta per giungere al termine la prima tappa del tour natalizio di una famiglia di emigranti. Quelli, per intenderci, che partono dal nord compressi nell’abitacolo, tipo Simmental. Quelli che da fuori non li vedi perché sommersi da panettoni, vino, spumante, prelibatezze nordiche. Come se al sud i panettoni non li vendessero. Vabbe’, per fortuna la scomodità di questi viaggi e’ come i dolori del parto, all’arrivo dimentichi.
Ti siedi a tavola e non ti alzi più. Con una mano sposti la forchetta dal piatto alla bocca, con l’altra smanetti su safari digitando parole come “dieta”, “depurarsi”, “brucia grassi” mentre stai ancora a masticare il torrone.
Anneghi nella tua accidia. Trascorri sane giornate in panciolle, non fai programmi, ti trascini pigramente fino a sera.
Solo i pranzi e le cene, sono delle frenetiche maratone che iniziano con una pantagruelica discussione da gambero rosso, proseguono con abbuffate conviviali, passando per momenti all’insegna di una socialità indefessa, seppur casalinga, e per spedizioni massacranti al piano di sopra dove giacciono le stoviglie che nessuno ha pensato di prendere prima. Il tutto sotto lo sguardo compiacente ma esterrefatto di Purpi che si adatta suo malgrado a questa sensata e compulsiva frenesia natalizia gesualdina.
E così, tra neve, terremoto, eruzioni varie a giorni lasceremo la ridente cittadine delle Campania antica dimora dei trisavoli e impastata di elementi ormai introvabili. Gesualdo, un luogo dal sapore antico che riesce a riunificare i cuori della gente, tremila abitanti stabili in tutto, incluse le badanti, orfano di negozi e uffici, dove prendere la linea con il cellulare comporta una sofisticata opera di posizionamento nell’unico punto servito dal ripetitore, dove il collegamento internet è una diavoleria avveniristica. Dove la neve scende da destra, da sinistra, da sopra e, a guardare bene, anche un po’ da sotto. A dicembre come ad aprile il freddo ti entra dentro i pantaloni, nelle maniche, dentro il naso e le orecchie, nella sciarpa, tra i capelli e i denti. Qui dove vi è un possente castello, simbolo ma anche desiderio di un riscatto che tarda ad arrivare.
Gesualdo, la consiglio a chi deve ritrovare una certa pace interiore, perché l’irpina non è Campania come la immaginate tutti, e’ qualcosa di soave, slow e selvaggio. Qui c’è buon vino, ma anche buona carne. E mangi di tutto perché come dice lo zio P. Capostipite della famiglia: “assaggia! tu una cosa così non l’hai mai mangiata”. Certo è vero, e pazienza se ti aspettano mesi durissimi di dieta ascetica, o quasi. Se queste vacanze, da dieci anni a questa parte, sono racchiuse in due parole: doppio mento

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