Quarantotto ore nel Salento.

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14 luglio, 2017

Due torri tra quel turchese sotto e sopra che abbaglia, un mare e il suo cielo. Squarci di un paesaggio che un altro, uguale, nel mondo, non esiste.
E poi, una città bianca, un patio salentino con un piatto alla triglia che potrebbe diventare la mia nuova ossessione culinaria, da riproporre durante le cene, quando il cielo sarà grigio pece, e le temperature ostili. Il piacere di osservare l’amicizia attorno a un tavolo, coloro che si ritrovano, che si prendono in giro, si guardano e si riscoprono uno il proseguimento dell’altro, seppur lontani.IMG_2773

La crema protezione 50, perché qui serve anche se sei abbronzata. Ombrelloni e sabbia ovunque in una socialità balneare piuttosto intensa. La focaccia col tonno e la cipolla più buona del mondo, prima del mare e del pranzo. La scoperta: il caffè in ghiaccio con latte di mandorla. E ti chiedi perché a Urbino non lo hanno inventato?
Libri belli che diventano ancora più belli se letti in spiaggia. IMG_2796
Chiacchiere senza fretta, con un’amica, al tramonto, per il puro gusto di raccontarsi cose, anche sceme. La familiarità, la complicità di quelle belle persone che ti ospitano.
Quarantotto ore più o meno, nel Salento, tra Lecce e Torre Lapillo, tra un mare che annaffia e una città che incanta. Un tempo che non ti basta.
Perché qui, è proprio difficile non farsi scalfire dall’euforia vacanziera, anche se sono solo due giorni, dai ritmi lenti e malinconici dell’estate, dai riti piccoli e identici che si consumano quotidianamente.
Sono solo due giorni, ma comunque per me, un tempo privilegiato e salvifico, che mi protegge dai malanni, dalle ansie e dalle parole di troppo di questi ultimi mesi.

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