Un giorno devi andare

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6 maggio, 2014

Per qualche strano motivo mi sono assentata dalla tana. Sfiancata da un attacco di lavoro (come al solito non retribuito) di realizzazione grafica, spot, discorsi ecc…, capace di polverizzare anche il sistema nervoso di un’ameba che, come è noto, il sistema nervoso non ce l’ha. Così in una delle poche serate da divano in solitudine, lontana dal chiasso delle campagne elettorali, mentre Purpi in silenzio spidocchiava la sua bambola, io ho spidocchiato il mio i tunes alla ricerca di un film che avevo acquistato tempo fa. Quello stesso film che mi porterà in Amazzonia a breve, e non in vacanza. Uno di quelli che ti colpisce allo stomaco, ma lo fa lentamente. Resta dentro in silenzio, senza imporsi ma dondolando piano. “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti un regista non facile, è una storia di dolore e spiritualità girato proprio in quel posto in cui ho deciso di portare avanti la mia ricerca, il mio lavoro sull’ecoturismo e magari, perché no, vedere il sorgere di domande nuove cui non è semplice trovare risposta senza dare una svolta, profonda e radicale, allo sguardo sulla vita.
Lì dove la natura è sovrana protagonista, silente e atavica. Dove il verde trabocca e il tempo si dilata. Lì nella foresta dove Agusta (la protagonista) viaggia attraverso se stessa e il dolore di una perdita, quella di un figlio.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=XKrAJJaWJzY[/youtube]

Su quel fiume, tra gli alberi, tra quella pioggia violenta che appartiene all’altro capo del mondo, vorrei anch’io provare a cercare, a mettermi in viaggio o, per lo meno, in ascolto. Perché può succedere che un giorno devi andare. “Non per obbligo, ma per diritto. Il diritto di seguire quello slancio improvviso che spinge a mettersi in movimento verso qualcosa. Verso se stessi. Un richiamo magnetico che non ammette contrattazioni e che non a tutti capita di avvertire almeno una volta nella vita. Almeno non a chi non ha il coraggio di mettere da parte le proprie evanescenti certezze, per dare ascolto alla concretezza dei propri dubbi.
Succede che un giorno devi andare. A prescindere dal luogo di partenza e dal luogo di arrivo. Anche perché, quando succede, raramente può dirsi a priori dove si arriverà. Magari soltanto sotto casa, con una decisione coraggiosa in tasca. Oppure dall’altra parte del mondo, con nello zaino pochi amabili resti di una vita che non si può ricomporre”.
Chissà se riuscirò in questo viaggio che è fisico ma anche spirituale.
Tra indios, una natura primordiale, un’amaca su cui dormire, senza elettricità e senza cellullare, tra i caimani e le zanzare, lontana dalla mia famiglia. Chissà

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6 maggio, 2014      4 commenti

  1. Roberta
  2. Ombry

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