Eataly Smeraldo: decollare tra i piaceri del gusto

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26 marzo, 2014

A qualcuno servono 100 passi per perdersi e poi ritrovarsi a me invece basta un cielo azzurro pastello, due chiacchiere tra cugine che s’imbattono, ad occhio e croce, ogni 6 mesi, un bicchiere di buon vino e una città inebriante che fa sfrigolare le sinapsi.

Questo incontro perfettamente riuscito si è svolto in una Milano che profumava di sole (una parentesi perché oggi è tornato l’inverno pesto), in quella che è la ricorrenza delle cinque giornate del 1948, lì attorno all’ex teatro Smeraldo trasformato in tempio della gastronomia locale, e in occasione del taglio del nastro del megastore di Eataly in piazza XXV Aprile.

Un Risorgimento in tutti i sensi. Per Farinetti, per il suo Eataly, per l’Italia e per il suo mangiare bene – che come dice il patron – rende tutti felici. E per me, che ho deliziato il palato e fibrillato farfalle nello stomaco.

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Io adoro Eataly. Tutti. Quello di Roma, di Torino quello di New York e tutti quelli che mi sono stati raccontati e che presto avventerò. Se mi inviti per un tour da Eataly incassi un sì assicurato, più che al sushi. Mi piacciono i suoi spazi luminosi, confortevoli, accoglienti. Quelle ristrutturazioni di edifici industriali, librerie, teatri che danno vita a luoghi che stavamo perdendo, abbandonando. E gli scaffali bianchi? Mi fanno impazzire. L’ordine e la chiarezza con cui trovi lì sopra le paste dai formati particolari, le marmellate della nonna, le miscele di caffè introvabili, gli oli e i vini che raccontano le qualità diverse della nostra Italia. E’ impossibile passeggiarci affianco e non farsi rapire dalla tentazione di prendere, alzare, leggere la storia, le differenze, l’etichetta di una tra le mille suggestioni alimentari che solo il nostro Paese può regalare.f2

Quello di Milano poi, è una bolla nelle città, pronta a scoppiare appena varchi i confini. Un edificio enorme, con un ingresso tutto a vetri. Appena arrivi ti colpisce la folla. E’ un brulicare di persone e gesti, odori e colori, e il profumo del pane appena sfornato, e la voce dei gustatori.

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Una sbirciata ai libri e agli utensili per la cucina (e solo qui avrei speso duecentoeuro) prima di spingerti in quel vortice di colori che solo la frutta e gli ortaggi invitanti possono concedere. Sono disposti ispirandosi ai mercatini rionali e proprio come quelle zone di città, diventano un luogo famigliare lontano anni luce dai freddi espositori che trovi al supermercato tradizionale.

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E poi, e poi…sei al centro, ma è solo l’inizio di un grande mercato dei sapori. Alzi il naso e tra vetrate, scale mobili e ascensori vedi lui, il valore legato a questo posto: un palco, più piccolo ma quello dello Smeraldo, pronto a continuare la tradizione dell’arte. Così mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo e ho fatto da coro a Gino Paoli che per l’occasione cantava “sapore di sale”. Ma pensate che figata! Mentre butti giù nel carrello la tua spesa ti ascolti pure un concertino dal vivo e perché no, canticchi pure i ritornelli prima di tornare a scalare i tre piani per scoprire “il mercato di cibi di alta qualità”, quello nostro, quello italiano, quello che abbiamo dimenticato per correre appresso alla mediocrità e alla “monnezza”, concedetemelo, del McDonald’s.

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I movimenti secchi dei cuochi che saltano uno spaghetto al pomodoro in padella contro quelli rapidi e fermi che prendono la carne, la mettono sulla brace, la passano nel piatto tra il profumo succulento di manzo e verdure saltate. I tortellini fatti a mano al momento, la Mozzarella Show “Miracolo a Milano”. La dovizia del panino ‘Ino’ di Alessandro Frassica e la piadineria dei Fratelli Maioli. E poi ancora la friggitoria, la pasticceria ‘Golosi di Salute’ di Luca Montersino. Insomma, in questa autentica gastronave, trovi di tutto, ma solo il meglio e non ti rimane che sederti in uno di questi angoli per coccolare pancia e palato.

E se poi la vuoi fare proprio bella, la follia, perché magari hai appena preso lo stipendio, scala la vetta e arriva da Alice, il ristorante stellato dove cucina a vista la brava Viviana Varese.

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Io ovviamente, l’escalation l’ho fatta tutta e lì ci sono arrivata. Non potevo addestrare i miei sensi a metà. E prima di entrare mi sono fiondata su un piatto di tartara di pescato del giorno. Perché io, già alla parola pesce crudo salivo come il San Bernardo di Heidi ma si sa, dopo ere di cappelletti di carne (buonissimi anche questi), non puoi che desiderare in maniera convulsiva il pesce.  Questa mia scelta è stata accompagnata con un vino libero, in assoluto il mio preferito, il Verdicchio dei Castelli di Jesi di Fulvia Tombolini. Chi frequenta casa mia sa che in fresco c’è sempre una bottiglia di quest’ottimo vino.

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Dopo, quest’assaggio ho zompettato famelica (perché la tartara era veramente uno sputo, il 40% in meno rispetto ai miei standard abituali) intorno ai vassoi del buffet del ristorante Alice, dove mi sono beata della presenza del presidente Moratti, del sindaco Pisapia, di Gino Paoli, Lella Costa, Inge Feltrinelli, Oliviero Toscani, Vittorio Sgarbi, la prole del padrone e tantitantitanti altri che ovviamente stendevo a riconoscere a causa del mio hangover dopo quattro bicchieri di Sagrantino di Montefalco (Arnaldo Capraia) annata 2001.

Cos’altro dirvi della mia giornata nella nuova casa del mercante delle utopie?

– che sicuramente ho lasciato il fegato affianco alla boccia vuota del Sagrantino che presto tornerò a riprenderlo.
– che ho smaltito i bagordi alcolici nel viaggio di ritorno stipata tra quattro amici in una EOS cabriolet.
– che tra centinaia di eccellenze tricolori, ho comprato solo un pacco di sale integrale.
– che quindi ho risparmiato.
– che mi ci vuole un po’ a riabituarmi al supermercato del paese, tanto rassicurante e tanto simile a una bocciofila.
– che consiglio a chi ancora non l’ha fatto di perdersi almeno una volta in questo tempio per decollare tra i piaceri del gusto.
– che appena ho letto la notizia “a Urbino aprirà il  McDonald’s”, sono stata colta da crampi e ho ringraziato i luoghi come Eataly che mi fanno sentire, giustamente, orgogliosa di essere italiana.

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26 marzo, 2014      2 commenti

  1. GiulioLonzi

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