Datemi un FOHN e vi solleverò il mondo.

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31 marzo, 2014

Godefoy Alexandre* sarebbe fierissimo di me. Praticamente, come molti di voi sanno perché non ho lesinato in aggiornamenti disperati via Twitter o facebook, è morto, per la terza volta in due mesi, il mio elettrodomestico del cuore. Ha esalato il suo ultimo respiro mentre era impegnato nella sua funzione rilassante pomeridiana, il bastardo. Una morte da manuale. Ha iniziato a singhiozzare un fu-uu… fu-uuu, diffondendo quel miasma di fili elettrici bruciati, preambolo che annuncia sciagure che non sono: oddio va a fuoco la casa, adesso ci rimango secca, ma: “… e mò con cosa distendo il mio precario stato psicofisico?”.

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Una disgrazia che non ha precedenti nei miei rapporti con i fohn. Ne ho fatti secchi tre nel giro di pochi mesi. Dopo l’ammutinamento dell’asciugacapelli Braun Satin Hair è seguito a ruota quello del piccolo da viaggio (tanto fashion e modaiolo) e il Turbo 1200, perché gli asciugacapelli sono creature infide e corporative.

Ma per me il fohn non è un elettrodomestico qualsiasi, per me il fohn è una coperta di Linus, è la panacea di tutti i mali, è l’invenzione di un capolavoro in grado di minare pazienza, equilibrio e salute mentale anche agli altri membri della famiglia, figlia e cane compresi.

Ho questo rapporto privilegiato con lui da quando avevo 3-4 anni, da quando mia mamma mi asciugava i capelli la sera prima di ficcarmi sotto le coperte. Lei pigiava on ed io in risposta andavo in off,  disattivavo la mia giornata, diventavo narcolettica, rilassata, appagata, felice. Lo sognavo la notte, anzi covavo un desiderio proibito ai limiti del risparmio energetico: un letto a baldacchino con tanti fohn attaccati in alto pronti a cullarmi con un soffio di calore. (l’altro sogno riguardava i dixi san carlo: ma ve lo racconterò un’altra volta). Ho continuato a farne un uso convulsivo di nascosto ai miei, quando erano fuori per poche ore mi chiudevo in bagno accendevo il fohn e leggevo un libro. Se mi beccava mia nonna partiva la filippica: sarai normale! Ma che bolletta della luce arriverà a quella poverina di tua madre”. Così arrivammo a un compromesso, il fohn avrebbe svolto funzione diversa dalla sua, unicamente nei giorni in cui mi arrivava il ciclo, come valido sostituto all’anti dolorifico in commercio. Solo quando sono andata a vivere da sola e avevo una singola tutta mia ho dato vita a veri  propri fohn -party. A tutte le ore, nel letto, sul divano, accovacciata sulla sedia della scrivania del blocco 290 delle serpentine. Mentre leggevo, scrivevo, piangevo o sognavo. E ancora oggi che dovrei studiare, piangere e sognare di meno, il fohn rimane il mio rifugio, la mia trincea, la mia via di fuga, il mio nirvana domestico. Questo strano elettrodomestico è la mia estrema ratio, quando sono esasperata, quando non ce la faccio più, quando mi sento assediata, quando mi trasformo da mamma o amica in strega e preferisco che gli altri non assistano all’orrida metamorfosi. Mi capita di accenderlo, anche solo per dieci minuti, per riprendere fiato. Schiaccio on e mi sento al sicuro, mi ricompongo, mi riconcilio con me stessa e con l’universo mondo.

Ogni stanza di casa mia ha un fohn attaccato alla presa di corrente. E anche adesso che sto scrivendo e fuori ci sono 20 gradi, io ho il fohn accesso.

Il suo rumore non delizia solo il mio orecchio ma anche quello di mia figlia, infatti lei quattro notti su sette si addormenta con suonate di fohn maggiore, altroché ninna nanne. Idem il cane. E con questa chiamate pure il telefono azzurro e la LAV!, ma sappiate che non sono l’unica che per districare la sua matassa neurale e trovare pace ascolta questa strana melodia.

Ho scoperto da una casuale ricerca sul web (in verità volevo sondare se fosse il caso di rivolgermi a un bravo psichiatra) che questa “cosa” è un metodo stravagante per rilassarsi e si chiama White Noise- Rumore bianco e ha molti sostenitori. Forse io sono in uno stadio leggermente avanzato dell’affezione, ma comunque c’è una casistica che mi protegge. Perché per me il fohn ha altri mille utilizzi pur di non separarmene:

– può essere usato come oggetto affettivo ma anche per riscaldarsi i piedi
– come coperta muovendolo leggermente da sinistra a destra o viceversa
– come ninna nanna per tutta la famiglia
– aiuto alla concentrazione quando scrivo post demenziali come questo
– quando guardo la televisione (infatti non vi ho detto che l’ascolto)
– quando piango, ma anche quando prego
– per togliere le briciole nelle fessure del divano
– come antidolorifico se ho quel mensile mal di pancia
– per asciugare i sudori della bambina quando suda come un cinghiale sardo
– per asciugare le maniche della maglia della bambina che si è appena lanciata  nel    bidet.
– quando devo batterti a razzle
– per spolverare dove il classico panno non arriva
– quando ciò che mi stai dicendo non mi interessa
– la mia frase celebre è: “scusa, mi dai un fohn che mi devo consolare un po’.”

Nel frattempo è arrivato Bartolini corriere espresso. Mi ha consegnato un nuovo fohn eco friendly 3800 che ho ordinato su internet e … Adesso vi solleverò il mondo (per altre 2000 ore così dicono le sue istruzioni).

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* l’americano che nel 1890 ha abbinato un ventilatore elettrico ad una resistenza che generava calore.

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31 marzo, 2014      15 commenti

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