Esercizi di ridarella.

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24 settembre, 2017

E’ iniziato tutto quest’estate. Anche se erano mesi che un’amica me lo ripeteva ma io avevo resistito per diffidenza, per mancanza di tempo, di forza fisica e per quel senso di inadeguatezza che, per soggetti impacciati come me è un rischio sempre dietro l’angolo.

Però c’erano tutte le condizioni favorevoli: l’ora, il luogo, le amiche e soprattutto c’era la promessa fatta a me stessa di ridare un titolo alla mia vita: “esercizi di ridarella, dove i segni più dovranno superare i segni meno”. Insomma, fare cose nuove e divertenti, dove le risate supereranno i bronci e le virtù le miserie per non essere fagocitata dalle intemperie del momento, e dal divano.

E mi sono detta: perché no? 
E così ha cominciato.

Mi sono iscritta al tempio del benessere vicino casa, ad un corso dal nome altisonante “pole dance”, dove il tema – almeno per i trogloditi dei miei amici maschi – si presta a una serie di declinazioni zocco-lose che non sto qui a descrivervi. Ma chissenefrega, in fondo, loro vedono l’hard anche in una partita a bocce in gonnelle.

Ho lasciato a casa i mugugni, gli appigli e la mia inseparabile felpa copriculodapalestra. Ho indossato un pantaloncino che più corto non si può. Quindi mi sono s-pelata minuziosamente come faccio solo in estate (lo ammetto in inverno sono uno yeti). A piedi nudi mi sono ritrovata davanti a grissini friabili con curricula sportivi che Heather Parisi impallidirebbe. Ma anche davanti ad altre che nonostante gli anni di sacrificio nei templi del benessere, aggrappate al palo, hanno lo stesso appeal di una puntata di malattie imbarazzanti. Ma la pole dance è democratica: le ragazze, nelle prime lezioni, in culotte e agguantate al palo, sono dei rutti, tutte. Sappiatelo!

No mi sono condannata all’ultima fila come faccio di solito ma ho voluto essere platealmente pippa in prima davanti allo specchio. Da lì vedo meglio l’insegnate e la mia cellulite, che nonostante il programma fitness mamme di quest’estate, ammicca ancora la stronza. Vedo le facce paonazze delle altre quando Francesco – il pole dancer – ci spiaccica a pelle d’orso con lui sopra. Che sì, viste allo specchio sembriamo tutte attrici di qualche scena da pornazzo amatoriale (e qui gli amici trogloditi faranno partire la ola!)

Dopo la quarta lezione, continuo ad essere fortemente scoordinata e rigida, come le linee di un elettroencefalogramma. Cado più delle altre, ma atterro divinamente, perché – questa è anche una metafora – sono oramai esperta nel risollevarmi con stile. Mi ammacco e colleziono lividi sempre nuovi in parti del corpo a me prima sconosciute (e anche questa potrebbe essere una bella metafora di vita).

Che dire: nonostante qualche compagna grissino friabile, l’ambizione sin da piccola del lago la morte e il cigno pari a quella di voler fare la benzinaia e quello specchio che mi restituisce smorfie, a me sta pole dance mi diverte e mi fa partire la ridarella, alleggerisce il peso della quotidianità e aggiunge qualche timido segno più nel mare dei meno che mi sovrastano.

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