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O io o lei. Storie di oche e altri animali.

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7 giugno, 2017

Da piccola ho avuto, per una notte, un gatto. Al mattino mia madre si è accorta che avevamo, mia sorella e io, azzardato a nasconderlo nella vasca da bagno. Alle 8.15 era già fuori dal bagno, dalla casa e dai nostri affetti. “Voi mi volete morta” disse, non temendo affatto che il crudele distacco dalla creatura avrebbe sconvolto le figlie.

Mia sorella fece un secondo tentativo, dopo qualche mese, con un cane. Anche lui durò una notte e basta. E ciò che ricordo non è il nome, la razza ma il palo, che mia madre furiosa buttò giù in retromarcia nello sforzo di trasferire il cucciolo fuori città, a casa di un’amica con un giardino e altri cani.

Poi è arrivata una tartaruga di terra, di nome Natasha, catturata (quasi sicuramente illegalmente) durante un viaggio in Turchia e nascosta per tutta la vacanza nel bagno del camper. Con lei, ho avuto una relazione meno effimera e ben più duratura di quella col gatto e il cane. Tuttavia, quando Natasha è stata prima lanciata dal terzo piano da mia sorella e poi avvelenata con l’insetticida da mia madre (entrambe giurano involontariamente), il mio dolore non è durato a lungo ed è stato spazzato via dalla sorpresa di un paio di pattini a rotelle.

Insomma, il mio amore per gli animali, da piccola, è sempre stato di molto inferiore a quello per gli uomini e la mia sensibilità animalista si limitava a una generica idea di rispetto.

Col tempo, tuttavia, qualcosa è cambiato. Ho avuto un cane tutto mio. E oggi mi ritrovo a guardare, incantata, mia figlia che gioca rotolandosi sui prati con enormi creature: cani, cavalli, capre. Che si prende cura di un’oca che da tre settimane risiede e sporca con enormi e abbondanti cacate il mio terrazzo.

Per la prima volta ho immaginato la mia infanzia con un animale. Ho pensato a quanto sarebbe stato bello, formativo e divertente per noi sorelle crescere insieme a un cane. Poi, però basta poco, ad esempio le Havaianas ricoperte di un bel liquido verde brillante, e viene fuori il gene poco animalista di mia madre:

“ Purpi, la mandiamo in vacanza questa papera? Io non me la merito tanta cacca sul terrazzo!”. Ma lei noncurante mi sorride.

Incalzo, “O io o lei, decidi!”

Allora si ferma e ci guarda. Prima me e poi lei. E sembra voglia dirmi” O te o lei, hai detto? Ci rifletto ancora un po’ e poi ti faccio sapere”.

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