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Riscoprire il tempo.

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11 luglio, 2016

Sarà una settimana in cui l’orologio biologico che mi sveglierà sarà solo il mio. Volendo, potrei dilatare a dismisura quello spazio temporale tra aprire gli occhi e poggiare i piedi per terra.

Potrò lasciare la tazza della colazione sul tavolo perché non c’è nessuno a cui darei il cattivo esempio. Le scarpe sotto il divano, e i dieci piani di morbidezza fuori dal porta carta igienica.

Potrò lavorare fino a tarda notte, pranzare o cenare davanti al computer. Non guardare l’orologio e non cedere a richieste bislacche in ogni momento, tipo devo fare la pipì anche se l’ho appena fatta, pettiniamo la bambola pur se è calva dalla nascita.

Abbandonare questa scrivania, staccare dal lavoro e scoprire che fuori c’è un aperitivo, degli amici, un negozio di collanine a cui non avevo mai fatto caso. Guardare con simpatia a questa città, anche se è deserta e ostile. Un luogo fantasma, che se per sventura ci capitasse Antonio Mocciola non esiterebbe un attimo ad inserirla tra le città abbandonate del suo ultimo libro Le belle addormentate, (ma questa è un’altra storia).

Rannicchiarmi sul divano davanti alla televisione con un libro, il cellulare e una frisella in bilico sulle ginocchia ancora poco depilate. Regalarmi lo spazio per metterci dentro tutto quello che mi piace.

Entrare nella camera buia e ordinata di Purpi e uscirne subito, prima che la malinconia mi artigli lo stomaco e rompa l’incantesimo.

Purpi è dalla nonna al mare e io sono in un mare di lavoro,

in cui riscopro un ritmo dimenticato, benevolo e voluttuario,

come le cose inutili del resto.

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11 luglio, 2016      Un commento

  1. Rosalba

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