Trenta. Se ha ancora un senso contarli.

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10 gennaio, 2016

Come quasi tutte le domeniche ci siamo svegliati con calma e alla spicciolata. Noi due alle prese con una colazione pigra, e lui dall’altra stanza che tuona: “c’è un articolo che parla di lei. Oggi avrebbe compiuto trent’anni”.

“Ma come, oggi? E io me ne sono dimenticata!”. Ho guardato il mio caffè e volevo annegarci. Ho provato quella sensazione di quando si tradisce. Il senso di colpa per la dimenticanza.

Ma io sono una poco brava con le date, e le ricorrenze talvolta mi infastidiscono. Lo sai. Questo giorno stava planando sul calendario con leggerezza e noncuranza. E invece è bastato un articolo, il ricordo di chi è più attento di me sulle cadenze della vita per essere travolta a tradimento da quell’onda di dolore che va e viene da quando non ci sei più.

Non voglio giustificarmi per la dimenticanza. Ma credimi amica, ci sono altri 360 giorni circa in cui nel ricordarti mi rompo e tutti i cocci tornano per terra. Momenti che non hanno bisogno di una data per ricordarti perché la tua presenza, pur diversa, ogni giorno mi accarezza o mi artiglia: nello sguardo delle altre ragazze che incontro, nell’infossatura che si crea su questo divano, nella cesta dei giochi e nel rimmel che è in bagno.

Eppure oggi non ci sei ancora di più. Perché questi trenta li avremmo festeggiati assieme tra l’affanno dei preparativi e la risata senza contegno per ogni regalo scartato. Avremmo scelto assieme il vestito da indossare per la cena di stasera. In questo preciso istante del pomeriggio io non avrei aggiornato il blog, non c’era tempo, ma a vicenda ci saremmo piastrate i capelli e messo lo smalto ai piedi.

Forse solo per un attimo il ricordo di tua madre ti avrebbe svuotato lo sguardo e rubato l’allegria del momento, ma sarebbe bastata una mano di Sofia sporca di cioccolato sulla camicia da indossare, una battuta dell’irpino di casa, una telefonata e un complimento per ridarti il sorriso.

Cosa dici Angela, facciamo finta di niente oggi?

Infondo tu trent’anni non li avrai mai, tu mai invecchierai davanti alle candeline sulla torta.

E poi, le date. Certe date non devono vincere, non devono diventare ricorrenze tristi, non devono sommergerci, come un’onda di pece liquida.

Soprattutto questo 10 gennaio, che non c’è un bel niente da festeggiare.

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10 gennaio, 2016      11 commenti

  1. Roberta

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