L’Italia fuori dai mondiali e da casa mia.

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6 luglio, 2014

L’Italia è fuori dai mondiali. E da quando lei non gioca più la mia microsalacucina non è più invasa dagli amici. Non mi dispiace, perché le radunate stavano prendendo una brutta piega, tra parolacce, cocktail maldiviani, salsicce irpine, tartufo nero autoctono e olio sul parquet con conseguente invasione dei topi delle fogne del Tamigi. Un tripudio di gente e macabro disordine. Troppo.

La formazione era così schierata (stipata è meglio) nei 12mq: vi era qualcuno accovacciato a due millimetri dal televisore, tutti gli altri schierati sul divano da tre che per l’occasione ha subito inquietanti metamorfosi, molto simile alle imbarcazioni per Lampedusa.

Primo a destra: il padrone di casa che non è un vero tifoso di calcio. Dice di tifare il Napoli per amor di patria e perché essendo immigrato dal sud al nord tifa qualcosa di terrone, ma in verità non gliene importa nulla. Anche se durante le partite gli aggrada trasformarsi in hooligan.

Al suo fianco il betterista del gruppo, colui che dalle scommesse ne ricava uno stipendio. Si agitava più degli altri. Nervosamente muoveva scompostamente busto, spalle e dita dei piedi, si batteva le mani sulle ginocchia, oscillava avanti e indietro dando l’immagine dell’uomo inquieto e campione indiscusso di parolacce leccesi.

Subito dopo prendeva posto il barman dell’occasione. Preso più dalla preparazione dell’elisir maldiviano della balzosità e dal tubero che si sarebbe grattugiato da lì a poco sulla pasta ripiena giunta per l’occasione dalla lontana Gesualdo.

La sua compagna bionda invece che occupava giusto quei due millimetri, stretta nella morsa dell’angolo, si limitava a parlottare con la Purpi fra un sorsetto di elisir e un altro.

Il bracciolo era invece postazione mobile di LuanaCucinera, compagna del betterista. Gli occhi nocciola accesi di orgoglio, la faccia accigliata a ogni azione rivale insidiosa, era forse l’unica donna a cui la partita sembrava interessare.

Poi c’era l’abbottato. Un fascio di nervi seduto per terra, con la schiena appoggiata al divano e il sedere sul parquetoleoso (perché siam nati per soffrire ed essere zozzi). In un crescendo di tensione, insofferenza, agitazione, malumore ed esasperazione, sono stati coinvolti anche altri due giovani TProblemidicuore e l’infermiereadomicilio, equilibristi da divano piccolo che hanno finito imprecando, insultando e sacramentando, incurante della presenza di orecchie innocenti.

Qualche amica ha seguito l’esempio maschile sul divano accanto, ma soffrendo in religioso silenzio. Qualcuno commentava la débacle e snocciolava pareri tecnici e strategie alternative di gioco perché, si sa, ct si nasce.

ZiaLalla era del tutto scollegata dal triste spettacolo calcistico e comunicava agli astanti le condizioni politiche e le strategie partitiche locali, tra una camel e una philip morris blu.

Purpi si limitava invece ad azioni di disturbo, violente e aggressive, senza tuttavia trovare terreno fertile nel pubblico che si ostinava a ignorarla. Quando però ha iniziato a piangere perché nessuno prestava dita e polsi dove infilare elastici e bracciali, suo padre l’ha cacciata di là sul pianerottolo con la ziaTette che per l’occasione gufava e meditava della distrazione generale per gioire della débacle.

La sottoscritta invece preparava il sugo in una delle sue interpretazioni più sublimi e retrograde dell’angelo del focolare. Pronta a rifocillare la truppa sia in caso di vittoria che di sconfitta. Sperando in cuor proprio che quella fosse l’ultima partita giocata dall’Italia. L’ultima occasione in cui poche ore dopo si sarebbe ritrovata a lustrare i pavimenti per trasformare la salacucina nel mausoleo del Mastro Lindo dopo l’invasione degli hooligans.

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6 luglio, 2014      Un commento

  1. Roberta

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